… particolarmente riguardo la ormai antica vicenda dell’incarcerazione e la condanna dei Cinque agenti cubani (detenuti da 11 anni e cinque mesi), Gerardo Hernández, René González, Ramón Labañino, Fernando González, Antonio Guerrero, che — infiltrati nelle file dei cosiddetti “anticastristi” di Miami — indagavano per sventare gli attentati che questi organizzavano contro Cuba e che nel corso degli anni hanno provocato più morti a Cuba che nell’attentato contro le torri gemelle negli Stati Uniti. Per essere esatti, 3478 morti e oltre 2000 invalidi.
Scrivo “anticastristi” tra virgolette perché in realtà sono anticubani, e, come tutti i terroristi, gli attentati che hanno compiuto sono stati rivolti indiscriminatamente contro tutti i cittadini cubani, senza nemmeno curarsi se tra questi potessero esserci anche loro parenti. È opportuno ricordare che le informazioni raccolte dai Cinque sono state lealmente trasmesse dal Governo cubano a quello statunitense ed agli organismi addetti alla lotta al terrorismo.
La risposta è stata l’arresto dei Cinque. In tal modo il Governo statunitense ha contravvenuto ad un accordo di cooperazione internazionale contro il terrorismo.
Le condanne sono state terrificanti, nonostante che negli atti processuali non risulti nessuna azione di spionaggio contro gli Stati Uniti.
Quando il 9 agosto del 2005 il Pannello dei tre giudici della Corte di Appello di Atlanta determinò di revocare le condanne ed ordinare un nuovo giudizio per i Cinque antiterroristi, considerando che Miami non era una sede idonea per giudicarli, sembrava che il sistema giudiziario statunitense stesse finalmente facendo giustizia in questo processo.
Un anno dopo il Plenum della Corte, ignorando il giudizio espresso dai suoi tre giudici, convalidò il giudizio del processo celebrato a Miami e rimise nuovamente il caso nelle mani del Pannello perché considerasse i temi su cui si appellava la difesa.
Dopo 22 mesi il Pannello dei tre giudici (nel frattempo uno di loro era stato sostituito) ha confermato due sentenze, quella di Gerardo Hernández (due ergastoli più 15 anni) e quelo di René González (15 anni), ed ha annullato le sentenze di Ramón Labañino (un ergastolo più 18 anni), di Antonio Guerrero (un ergastolo più 10 anni ) e di Fernando González (19 anni), inviandoli alla stessa Corte e stesso giudice (Joan Leonard) di Miami che li aveva condannati.
Le ridicole, se non fossero tragiche, nuove sentenze emesse: Ramón Labañino, 30 anni; Fernando González, 17 anni e 9 mesi; Antonio Guerrero, 21 anni e 10 mesi.
Questo conferma il cinismo politico degli Stati Uniti. Anche con l’attuale Presidente, che durante la campagna elettorale aveva dato segnali di voler cambiare, richiamandosi spesso a Martin Luther King.
Vergognosamente le autorità statunitensi continuano a negare i visti a Adriana Pérez e Olga Salanueva, mogli di Gerardo e René, nonostante che il Patto Internazionale dei Diritti Civili e Politici, sottoscritto anche dagli Stati Uniti, dica chiaramente che: