Anche noi resisteremo fino a che si faccia giustizia
“Questo è lo stesso sistema di giustizia che ha incarcerato da più di 20 anni Mumia, Leornardo Peltier e i prigionieri politici portoricani. Sconteremo gli anni che ci mancano, 30, 40 quelli che saranno, e, fintanto che uno di voi là fuori resisterà, anche noi resisteremo, finche si faccia giustizia”.
Queste parole di coraggio e di grande dignità sono state pronunciate da Gerardo Hernández condannato a due ergastoli più 15 anni, subito dopo che la undicesima Corte di Appello di Atlanta sostanzialmente aveva respinto il ricorso di appello presentato dalla difesa dei cinque prigionieri politici cubani, detenuti in dure condizioni nelle carceri degli Stati Uniti.
Sono già quasi 10 anni che Antonio Guerrero, Fernando Gonzáles, Gerardo Hernández, Ramón Labañino e René González subiscono isolamento, scherno, violenza nelle maglie della giustizia. E insieme soffrono le loro famiglie, soprattutto i figli che crescono senza avere vicino i padri.
Che siano innocenti lo sa qualunque giurista che legga gli atti dei processi. Per il popolo cubano sono eroi, perché hanno dedicato la loro vita a evitare attacchi terroristi contro il loro paese. Sono esempio per ogni donna e uomo di buona volontà che creda nelle giustizia e nella solidarietà.
Essi hanno bisogno di noi, di ognuno di noi. E ciascuno di noi può fare qualche cosa.
Discuterne nei contatti sociali, politici, religiosi con amici e famigliari. Scrivere ai cinque prigionieri, mandando una cartolina della propria città, raccontando ciò che pensa e come vive. È un modo per dare loro vita. Scrivere anche ai famigliari: questo lenirà il loro dolore.
Abbiamo soprattutto bisogno che tutti coloro che hanno anche la minima possibilità di influenzare l’opinione pubblica degli Stati Uniti lo facciano. Si scriva agli amici che là studiano o vivono, siano essi cittadini statunitensi o no. Si inviino le proprie opinioni a giornalisti, attori, sindacati, movimenti sociali, operatori della solidarietà, ecc.
Per coloro che fanno parte di chiese, si chiede che esse entrino in contatto con le comunità sorelle negli Stati Uniti e le spingano a una buona lotta in difesa della giustizia. Farà bene a tutti.
Cari amici Antonio, Fernando, Gerardo, Ramón e René cosa possiamo dire a voi? Certamente poco, ma lo diciamo dal fondo del cuore: che in questo mondo devastato dal neoliberismo che crea egoismo, paura, vigliaccheria e dolore noi stiamo con voi. E mai vi abbandoneremo.
José Luiz Del Roio
Presidente del Comitato Italiano Giustizia per i Cinque